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We are (NOT) alone:
In questa seconda serie intitolata "We are (NOT) alone", all'opposto vengono rappresentati luoghi totalmente privi della presenza umana.
Siamo quì in pieno riferimento a fronte di quello che prima intendevo riguardo alle costruzioni vere e proprie. Siamo davanti al prodotto materiale creato dalle società, non più un prodotto vivente. In questo caso ciò che ci si presenta è la visione di luoghi disabitati dalla presenza umana. Ma essi raffigurano chiaramente dei rimandi all'elemento umano, per via del fatto che questi luoghi sono costruzioni, prodotti della società, per il suo normale svolgimento. La forma estetica dell'alienazione. Da qui il titolo che ironicamente ci dice che siamo soli, ma nuovamente la parentesi conta ancor più, difatti non lo siamo. Possiamo vederli come scarti del procedimento di assimilazione che rende l'uomo uno stereotipo sociale, ed eccoli dunque edifici, garage, rimesse o stazioni di servizio, che immobili rimandano ai loro creatori messaggi di segreta intesa. Sappiamo per cosa li abbiamo costruiti, siamo dunque noi a dare un senso alle loro forme ma sono loro, una volta operativi, a scandire le nostre vite, non più come uomini ma come elementi bio-meccanici di questo grande sistema, talmente
complesso da lasciare in me aperta una importante questione alla quale con questo portfolio ho cercato di darmi risposta. La questione che vi pongo è questa:
"E' preferibile la presenza dell'uomo, ma annichilita e nascosta dietro il prodotto di se stessa, la società ed i suoi ruoli,
oppure la totale assenza umana, ma che comunque intravediamo e che rimane indelebilmente marchiata nella creazione delle proprie costruzioni, poiché figlie del prodotto umano sociale, ed inutili e prive di senso senza di esso?"
Queste ultime immagini sono inoltre legate tra esse dall'elemento notte, dalla condizione notturna nella quale non casualmente sono state prodotte, la notte come arco temporale in cui si dorme e le città sono vuote, e ci si interroga intimamente entro gli spazi abitativi delle proprie mura, su chi siamo, perché esistiamo e dove stiamo andando.
Simone Marchetti